riceviamo e pubblichiamo
In occasione della vittoria del Premio Nazionale “Oltre lo Sguardo” (Organizzato dal Collettivo Editoriale Visioni) dedicato alla letteratura che scava nelle crepe dell’umanità per trovarvi la luce, con la seguente motivazione riportata dalla nostra giuria:
«Per la straordinaria capacità di trasformare il dolore privato in una sinfonia universale. Nausica Manzi, con “Aisling”, non ha scritto solo un romanzo, ma ha tracciato una mappa per orientarsi nell'oscurità. L'opera si distingue per il coraggio di narrare la fragilità — quella dei ragazzi "difficili", quella della malattia e quella della perdita — non come una fine, ma come il luogo esatto in cui la luce decide di entrare. Per aver dato voce a chi abita i margini e per aver ricordato al mondo che ogni "sogno infranto" ha il diritto di risuonare, eterno, come una corale in La Maggiore.»
Abbiamo dunque incontrato Nausica Manzi. Il suo romanzo, “Aisling”, non è solo un caso letterario, ma un manifesto di speranza nato tra i banchi di scuola.
Ecco la nostra intervista esclusiva al cuore di Aisling:
Redazione Editoriale Oltre lo sguardo: Nausica, il tuo romanzo "Aisling" non sembra solo inchiostro su carta, ma un battito cardiaco che ha trovato il suo ritmo in un luogo preciso. Cosa rappresenta per te questa storia e in quale terreno ha affondato le radici?
Nausica Manzi: "Aisling" è il mio grido di rinascita. È un figlio nato tra i corridoi del 'Mattei', una scuola superiore che molti definirebbero “difficile”, ma che per me è stata un rifugio per ritrovare me stessa. Immaginate pareti che trasudano sogni stropicciati, ragazzi dalle vite disordinare e situazioni che il mondo preferisce non guardare. Eppure, lì dentro, ho trovato la meraviglia pura. Tra i colleghi che sono diventati ancore e le storie di vita che mi passavano accanto, ho capito che anche nel cemento più arido può fiorire l'incanto. È lì che ho imparato a guardare oltre la polvere, dove l'anima inizia a brillare. È stato un processo alchemico profondo, ancestrale e incomprensibile per i più.
Redazione Editoriale: Questo luogo sembra essere il baricentro del tuo mondo interiore. Perché è così vitale per te, e come lo guardi oggi, a distanza di tempo?
Nausica Manzi: Perché è lì che sono tornata al mondo. Quella scuola è stata la mia culla e la mia battaglia, e lo sarà per sempre. Se chiudo gli occhi, l'unico rimpianto che, ancora oggi, mi morde il cuore è non essermi concessa il lusso di vivere quei mesi in totale pienezza. Da un lato ero presente, ma dall'altro ero prigioniera dell'anoressia nervosa; non ero io al cento per cento. Mi rattrista immensamente non aver vissuto in modo diverso e migliore le persone che avevo accanto. Avrei voluto condividere più di un semplice orario scolastico o di un caffè frettoloso. I miei silenzi parlavano, è vero, ma darei tutto per tornare indietro e riprendermi con forza quei momenti. Forse oggi ho paura di perdere quelle persone tanto che, a mio modo, cerco di riscattare un tempo passato. Ma ci provo, a piccoli passi. Chi deve restare poi so che resterà, e allora la distanza diventerà solo una fragile barzelletta davanti all'eternità alchemica di un legame vero.
Redazione Editoriale: Nel libro, molti protagonisti sembrano avere l’anima di persone che hai realmente incontrato. Ci parli di questi “incontri di luce”?
Nausica Manzi: Ogni personaggio di Aisling ha un debito d'amore con qualcuno di reale.
Francesca è stata l’amica che, senza bisogno di parole, ha compreso la mia anima in un abbraccio stretto: un rifugio dolce in mezzo al caos. Barbara mi ha restituito lo specchio della mia forza; attraverso i suoi valori ho riscoperto quella guerriera che avevo dimenticato di essere. E poi ci sono: Francesco, il mio super collega, che tra faldoni e ragazzi “difficili” ma infinitamente amabili, mi ha regalato il dono di un costante sorriso e il coraggio di essere se stessi. Andrea, arrivato come una folata di vento improvviso a condividere giorni di 'eterna e bella disperazione'; mi ha ricordato la libertà, quella che la mia anima aveva smarrito, mostrandomi una sensibilità luminosa che solo chi sa osservare davvero può scorgere. Una formula chimica segreta che custodisco sempre dentro di me. Con Federica, ogni caffè era sentirsi a casa, significava sentirsi valorizzata e ascoltata. Alessia, è stata una tempesta di entusiasmo che mi ha insegnato la passione per questo mestiere così logorante eppure così vivo. E infine Valentina, mi ha donato un’anima gentile e una disponibilità infinita, e Antea, con cui ho diviso ore in quella classe complicata, è stata una carezza delicata sulla mia anima tormentata.
Sì, chi più chi meno, insomma… ognuno di loro è un pezzettino di Aisling.
Redazione Editoriale: Entriamo nelle pagine di "Aisling". Chi sono i protagonisti che si muovono tra Edimburgo e l'Irlanda e cosa li lega?
Nausica Manzi: La storia è una sinfonia di sguardi. C’è Adam, un ragazzo con la sindrome di Asperger che trasforma il suo mondo interiore nelle note di un violino: lui non parla, lui 'suona' l'amore. Attorno a lui gravita la 'Compagnia dello Sguardo', ragazzi della scuola Cardiogrammi come Iustin, Walter e le gemelle Carol e Rachel. Sono anime che non vedono la disabilità, ma la melodia. E poi arriva Iris, una violinista cieca che possiede la vera 'visione'. Insieme lottano contro l'oscurità di Balor, in un viaggio che è un inno alla musica come unica salvezza. È la storia di come il cuore possa vedere più lontano degli occhi. E non solo c’è alchimia d’esistenza, c’è leggenda e musica scozzese ed irlandese, ci sono emozioni che ti indicano la strada e legami che ti invitano a guardare oltre. Poi il resto sta a voi leggerlo…
Redazione Editoriale: Qual è il messaggio che vuoi lasciare a chi chiuderà l'ultima pagina del tuo libro?
Nausica Manzi: Quando parlo di Aisling sento ancora i brividi del freddo ed insieme del fuoco di quando lo scrivevo. Ero immersa tra formule chimiche di sogni ribelli e sgrammaticate letterature di sorrisi che non avevano la consistenza della carta, ma della carne. Il messaggio è uno solo: la forza invincibile della fragilità. Voglio dire a tutti che esiste una libertà sacra: quella di non lasciarsi mai intrappolare il cuore, qualunque sia la gabbia che il mondo ci costruisce attorno.
Redazione Editoriale: La dedica del libro è un colpo al cuore, a Martina e ad Alessandro. Chi erano questi due ragazzi?
Nausica Manzi: Erano due miei studenti proprio mentre scrivevo queste pagine. Due anime del 'Mattei' che il destino ha strappato via in due terribili incidenti stradali. Facevano parte di quella classe di sogni ribelli. Erano speciali, pieni di luce, e i loro sogni meritavano di camminare ancora su questa terra. Ho scritto per loro, perché i loro nomi non venissero mai dimenticati. Loro sono sempre con me, in ogni mio giorno da professoressa.
Redazione Editoriale: Stai portando "Aisling" nelle scuole, tra i banchi. Che effetto ti fa questo contatto diretto?
Nausica Manzi: È un’alchimia sacra. La mia oscurità viene trasformata in oro ogni volta che incrocio lo sguardo di uno studente. Vedere ragazzi che si appassionano a parole e nomi nati nel mio silenzio e nel mio dolore mi commuove profondamente. Quegli sguardi mi dicono che non sono sola, anche quando la vita mi sussurra il contrario.
Redazione Editoriale: Un'ultima domanda: cosa vede Nausica nel suo futuro?
Nausica Manzi: Vedo la scrittura come respiro costante. C’è già un nuovo progetto, un nuovo romanzo che scalpita per uscire. E poi vedo tanti viaggi, in particolare uno, che non vedo l’ora di fare e con il quale riempirmi gli occhi di bellezza. Nel mio futuro vedo sempre nuove albe e tramonti, e le parole e, sopra ogni cosa, vedo le persone a cui tengo.
Scrittura, rispetto, libertà (che è il significato più bello dell'amore): ecco, non chiedo altro.
da Redazione Editoriale Oltre lo sguardo

