Ritornare dal fronte con i pensieri e i ricordi di chi ha vissuto esperienze terribili e non poter raccontare le proprie tremende esperienze è una situazione di grande frustrazione.
Rocco Di Giuseppe descrisse i suoi tragici ricordi e le esperienze vissute in un diario custodito dalla famiglia per molto tempo.
La storia di Rocco Di Giuseppe è quella degli oltre 600.000 militari italiani che dopo l’8 settembre furono condotti nei lager nazisti e costretti al lavoro coatto. Questi militari erano parte di una resistenza civile che si affiancava a quella partigiana che combatteva in tutta la penisola.
Dare merito a chi ha sofferto e che con la propria esperienza ha contribuito a salvare l’intera nazione, afflitta da una guerra inutile e dolorosa, è la più bella e luccicante medaglia che si può donare in memoria.
Così ha fatto la figlia di Rocco Di Giuseppe nel voler scrivere di lui e delle sue esperienze.
Simonetta Di Giuseppe, coadiuvata dalla Professoressa di Storia Contemporanea Paola Pizzo dell’Università degli Studi G. D’Annunzio Ch- Pe, ha scritto un libro dal titolo Diritto di Essere Ricordato, diario di Prigionia di un internato Militare Italiano (1943/45).
Il Diario, ha raccontato l’autrice durante l’incontro tenuto nella Sala Figlia di Jorio della Provincia di Pescara, il 15 maggio 26, è rimasto a lungo custodito in ambito famigliare e con la presentazione viene restituito alla collettività come testimonianza storica e umana.
“L’iniziativa -ha detto l’autrice- nasce dal desiderio di dare voce a una vicenda personale che si intreccia con una pagina spesso poco raccontata della storia italiana: quella degli Internati Militari Italiani durante la Seconda guerra mondiale e, oggi, alla ribalta della nuova storiografia che la considera giustamente una resistenza senz'armi. Il diario, scritto in condizioni difficili e segnato dall’esperienza della prigionia, offre uno sguardo diretto sulla vita quotidiana, sulle privazioni, sulla resistenza morale e sul rifiuto del civismo di chi si trovò a vivere lontano dalla propria terra, affrontando vessazioni e torture”
La presentazione è stata un momento culturale e un’occasione di riflessione collettiva.
La lettura di alcuni brani del testo presentato fatti da: Alessandro Rossi, Edoardo Santoro e Matteo Di Giuseppe, allievi della scrittrice, ha saputo guidare il numeroso pubblico nella memoria privata facendola diventare un patrimonio condiviso.
Importante è stato il fattore che ha evidenziato il legame con il territorio d’origine, proponendosi, dunque, non solo come testimonianza familiare, ma soprattutto come contributo alla conservazione della memoria storica locale e nazionale.
Hanno condotto la manifestazione il prof. Lorenzo Dell'Oso, nipote del protagonista, e il prof Enzo Fimiani, noto storico dell’Università d'Annunzio.